Il coraggio di restare,
Ci sono dialoghi che, anche se brevi, riescono a dire tutto.
Nel capitolo 11 del mio libro Rosso Rame - La Ragazza che soffre c’è uno scambio di poche battute che ho cercato di scrivere in un modo particolarmente preciso, e che per me ha un peso enorme.
«Ti prego… salvalo.»
«Posso farlo. Ma dovrò legare le vostre vite con lo stesso sangue. Se uno cadrà, l’altro lo seguirà.»
«Accetto.»
Ogni volta che lo rileggo, mi colpisce sempre allo stesso modo, proprio perché so cosa volevo mettere dentro quelle parole mentre lo scrivevo.
Perché non parla solo di salvare qualcuno, in questo caso il suo amatissimo Zenor. Parla di quel momento in cui scegli di non tirarti indietro. Di quando ami così tanto da accettare anche ciò che fa paura.
La parola più forte, breve e incisiva, che ho voluto inserire, per me è proprio quella finale: accetto.
L’ho scritta così perché non volevo esitazione, non volevo difese, non volevo distanza.
Volevo che dentro quella parola ci fosse solo una scelta piena, totale.
Credo che certi dialoghi arrivino in profondità proprio perché non hanno bisogno di spiegare troppo. A volte basta poco per metterci davanti a una verità nuda: voler salvare qualcuno può significare anche scegliere di condividerne il destino.
Ed è forse questo che sento di più in questo scambio.
Il fatto che queste parole non uniscano solo due vite dentro una scena, ma raccontino qualcosa di profondamente umano: il coraggio di restare, anche quando restare può avere un costo.
Questa scena l’ho scritta proprio pensando a questo: al momento esatto in cui l’amore smette di essere solo emozione e diventa coraggio, il coraggio di fare la scelta giusta.